
Il mercato dei diritti televisivi nel calcio europeo sta vivendo una fase di trasformazione profonda. Oggi pesano almeno tre fattori: la frammentazione dell’offerta (più broadcaster e più pacchetti), la spinta dello streaming verso modelli diretti al consumatore, e la pressione economica sui campionati (con club che dipendono in modo crescente dai ricavi media).
Guardare ai Top 5 campionati europei - cioè Premier League, Liga, Serie A, Bundesliga e Ligue 1 - significa osservare cinque laboratori diversi, ognuno con la sua ricetta e con possibili movimenti all’orizzonte. L’appetibilità stessa di questi campionati favorisce valutazioni economiche differenti, dato che - attualmente - tutte le leghe in questione sono piuttosto equilibrate in termini di classifiche, come testimoniano anche le quote delle scommesse sportive sulle potenziali favorite.
Andiamo dunque a fare un recap della situazione dei principali campionati del Vecchio Continente e del loro presente (con uno sguardo al futuro) in termini di trasmissione.
In Inghilterra, la Premier League resta l’asset più prezioso del calcio europeo. Sul fronte domestico, il prossimo ciclo di diritti live nel Regno Unito parte dalla stagione 2025/26: Sky Sports e TNT Sports si sono aggiudicate i pacchetti principali, con la BBC che mantiene gli highlights. È un accordo pluriennale che consolida il modello “multi-buyer” e, soprattutto, certifica che la crescita passa anche dalla distribuzione digitale.
La novità più indicativa non è solo chi trasmette, ma dove si guarda: TNT Sports ha annunciato lo spostamento dei propri contenuti (Premier inclusa) su HBO Max nel Regno Unito e Irlanda, segnale di come le piattaforme stiano diventando la “casa” naturale dello sport premium.
In questo momento, l’Arsenal sembra la squadra favorita per il titolo, con le principali concorrenti (Manchester City e Aston Villa) che pagano un po’ di mancanza di continuità. Altre big come Chelsea, Manchester United e Liverpool sembrano già tagliate fuori dalla corsa.
In Spagna, LaLiga ha scelto la continuità. Movistar (Telefónica) e DAZN hanno rinnovato l’assetto dei diritti domestici per un nuovo ciclo quinquennale che scatterà dal 2027/28 e arriverà fino al 2031/32, con una ripartizione sostanzialmente paritaria delle partite per giornata. È una mossa che privilegia stabilità e pianificazione a lungo termine in un mercato dove la lotta alla pirateria e la qualità del prodotto audiovisivo sono diventate leve negoziali.
La stagione attuale mantiene altissima la tensione sportiva: Barcellona e Real Madrid sono appaiate in vetta, con Atlético e Villarreal a inseguire. Un classico scenario “a due” che rafforza il valore dei big match e spinge i broadcaster a costruire offerte premium attorno a eventi simbolo.
In Italia, la Serie A ha definito il quadro del ciclo 2024/25–2028/29: DAZN trasmette tutte le gare, con una quota in co-esclusiva insieme a Sky (che propone 3 partite per giornata per un totale di 114 match stagionali).
La vera “novità potenziale” non è tanto nel palinsesto, quanto nel perimetro normativo: una bozza di riforma discussa a livello governativo punta a superare il principio del “no single buyer” (regola storica che impedisce di assegnare tutto a un solo operatore). Anche se i contratti attuali sono già firmati, un cambio di regole può influenzare moltissimo i prossimi bandi: più libertà di struttura, ma anche maggiori rischi di concentrazione o, al contrario, di ulteriore frammentazione.
Sul campo, la corsa scudetto è intensa: Inter al comando, con Milan e Napoli a inseguire e Juventus e Roma nel gruppo di testa. Una classifica compatta che, dal punto di vista dei diritti, aumenta il valore medio della giornata: non c’è solo il big match, ci sono tanti match pesanti per obiettivi europei.
La Germania ha confermato un modello molto strutturato per il ciclo domestico 2025/26–2028/29: Sky e DAZN si dividono i blocchi principali, mentre restano spazi free-to-air per eventi selezionati tramite player generalisti. L’obiettivo è chiaro: massimizzare valore sul pay senza perdere la vetrina generalista, utile per allargare pubblico e sponsor.
Sportivamente, Bayern davanti e Dortmund primo inseguitore: la narrazione titolo resta un driver determinante, ma la Bundesliga sta lavorando molto anche su prodotto e distribuzione, per non dipendere solo dalla supremazia di un brand.
Se c’è un campionato dove le potenziali novità sono già diventate realtà, è la Francia. Dopo una fase di forte instabilità e contenziosi, la LFP ha intrapreso la strada più radicale: lanciare un canale e piattaforma propria (Ligue 1+) per distribuire la maggior parte delle partite in patria, con un modello diretto al consumatore e accordi di distribuzione non esclusivi.
In parallelo, la Ligue 1 sta spingendo sull’estero: l’espansione internazionale e i partner nei vari mercati diventano fondamentali per compensare la volatilità domestica. Sul campo, la corsa al titolo è meno scontata del solito, con un testa a testa che mantiene alta l’attenzione e rafforza la necessità di un’offerta televisiva semplice e accessibile.
Nel complesso, i top 5 stanno convergendo su un punto: il valore non si difende solo vendendo al miglior offerente, ma costruendo distribuzione, lotta alla pirateria, qualità editoriale e accesso su piattaforme dove il pubblico vive già.
La Premier industrializza il modello; LaLiga sceglie la stabilità lunga; la Serie A discute il perimetro regolatorio; la Bundesliga bilancia pay e free; la Ligue 1 sperimenta la via più rischiosa ma potenzialmente più trasformativa: diventare essa stessa broadcaster. Se nei prossimi cicli vedremo più leghe provare il modello ibrido (canale proprietario più distribuzione tramite grandi piattaforme), l’onda partita dalla Francia potrebbe arrivare molto più lontano di quanto sembri oggi.